Il controllo dei lavoratori

Il datore di lavoro ha il potere di verificare e controllare che il personale esegua la propria attività lavorativa nel rispetto delle modalità da lui impartite. Questo potere però è sottoposto dalla legge (rif. Statuto dei Lavoratori) a precisi limiti con la finalità di tutelare la dignità e la libertà del lavoratore.

  1. È vietato l’utilizzo di guardie giurate per il controllo dell’attività lavorativa dei dipendenti. Se il datore ha esigenze specifiche e motivate di tutela dei beni aziendali, e solo in questo caso, è possibile l’accesso di suo personale di sorveglianza nei locali dove si svolge l’attività lavorativa. In questo caso ha l’obbligo di comunicare ai lavoratori i nominativi e le mansioni di tale personale per evitare forme di controllo occulte.
  2. I controlli a distanza sono ammessi solo nei casi previsti dalla legge: per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Per controlli a distanza si intendono quei controlli effettuati mediante impianti audiovisivi (ad esempio televisioni a circuito chiuso) o altre apparecchiature dalle quali può essere effettuato un controllo a distanza dell’attività lavorativa. Se il datore intende effettuare un controllo a distanza – sempre e solo nei casi ammessi dalla legge – è necessario, a garanzia dei lavoratori, che stipuli un accordo con il sindacato oppure ottenga un’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro.
    Sono esonerati dall’accordo e/o dall’autorizzazione:
    gli strumenti di lavoro che vengono utilizzati dal dipendente fornitigli dal datore (es. computer, smartphone, telefono);
    gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze del personale (es. badge per le timbrature).
    In questi ultimi due casi il datore di lavoro potrà effettuare controlli solo comunque nel rispetto della normativa sulla privacy.
  3. Sono vietate ispezioni corporali sulla persona del lavoratore (perquisizioni) e sui suoi effetti personali (es. borsa o zaino) a meno che non siano indispensabili per la tutela del patrimonio aziendale. In ogni caso, questi controlli posso essere legittimamente effettuati solo all’uscita dei luoghi di lavoro, nel pieno rispetto della dignità e della riservatezza del lavoratore. Ciò significa che non devono creare un senso di disagio e degradazione psicologica nella persona e devono essere effettuati con sistemi di selezioni automatica o a sorte del personale (cd. controllo imparziale), secondo modalità da concordare con il sindacato o previa autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

Il tema del controllo dei lavoratori è un tema assai delicato che spesso è stato portato all’attenzione dei giudici. Un aspetto analizzato dall’autorità giudiziaria è quello dei “controlli difensivi”, che sono quei controlli che hanno la finalità di accertare comportamenti illeciti del lavoratore estranei al rapporto di lavoro o idonei a procurare un danno al patrimonio o all’immagine aziendale. Un caso analizzato ha riguardato un lavoratore che utilizzava impropriamente i permessi della Legge n. 104/1992 (quelli per assistere un familiare non autosufficiente). La Corte di Cassazione ha dichiarato legittimo il controllo del datore tramite un’agenzia investigativa perché questo controllo aveva ad oggetto non l’attività lavorativa del dipendente ma lo svolgimento di una condotta fraudolenta suscettibile anche di rilevanza penale (rif. Corte di Cassazione sentenza n. 4984 del 4/3/2014).